Il mondo degli accessori è, e lo è stato in passato, vasto è
variegato, quindi è molto difficile da classificare.
Può essere comunque d'aiuto la distinzione operata dagli studiosi facenti
parte del Comitato Internazionale dei Musei del Costume, i quali hanno distinto
gli accessori in due grosse categorie:
- accessori che si portano sul corpo, di cui fanno parte le acconciature, le
calze, le calzature, e tutta una serie di accessori che sono complemento dell'abito
(da cui a volte derivano) e che in passato sono stati denominati fronzoli; a
questa categoria appartengono colletti, polsini, scialli, sciarpe e cravatte.
- Accessori che si portano in mano, come borse, ventagli, ombrelli e ombrellini,
bastoni, fazzoletti.
Ovviamente queste sono distinzioni generali, non mancano tuttavia le eccezioni.
Da un punto di vista simbolico la borsa rappresenta il potere femminile di
contenere ed un luogo di conservazione, quindi vita e salute.
E' anche associato al simbolo di qualcosa che preserva ciò che è
prezioso o ritenuto tale.
E' inoltre associata agli dei messaggeri come Mercurio e Priapo.
La sua funzione originaria è quella di custodia del denaro, è
ciò la rende in origine oggetto legato fondamentalmente al commercio;
per questo è anche emblema dell'elemosiniere e del mercante.
La sua storia però si evolve in risvolti più vivaci e frivoli
da quelli meramente economici rendendola un accessorio costantemente in bilico
tra la sua funzione contenitiva e la sua esteriorità mondana e modaiola.
La borsa assume inoltre un aspetto dinamico quando si dilata e diventa borsa da viaggio, il cui archetipo è il sacco da viaggio che insieme al bastone sono emblema del pellegrino.
Sicuramente è uno degli accessori più indispensabili. Contiene il nostro micromondo privato, tutto quell'insieme di oggetti indispensabili e non che rappresentano comunque ciò che di nostro vogliamo che ci accompagni nel nostro viaggio quotidiano. Rappresenta anche un contenitore segreto di cui quasi sempre solo il proprietario conosce il contenuto; è però un involucro che ama farsi notare, che gioca con i colori, le forme, i materiali. Forse proprio questa doppia valenza, questa dimensione"interiore" e quella esteriore lo rendono un oggetto tanto interessante, che attrae senza svelare.
La nostra borsa è così un oggetto rassicurante: è come
un pezzo di casa, è il guscio della lumaca, è l'oggetto che nella
Seconda guerra Mondiale serviva a contenere ciò che si poteva scappando
agli allarmi dei bombardamenti, è una proiezione di noi stessi che ci
da sicurezza, è un'appendice che ci aiuta a darci un contegno, un appiglio,
un sostegno nelle situazioni sociali. In quest'ottica si colloca nell'insieme
di quelle appendici che ricorrono nella storia del costume e della moda: i vari
manicotti del XVII sec, e poi il ventaglio, il parasole, il fazzoletto per le
donne; spada, bastone, ombrello per gli uomini.
Secondo lo psicologo Desmond Morris questi oggetti rappresentano barriere tra
noi e il mondo esterno che ci infondono sicurezza, che ci permettono di rivivere
l'atteggiamento infantile di nasconderci dietro la mamma o ad un mobile di casa.
La borsa è essenzialmente un oggetto femminile: il borsello non ha
avuto un successo duraturo. Gli uomini fanno uso comunque dia altri accessori
come portadocumenti, zaini, ventiquattro ore, sacche, cartelle.
Forse il grande successo di questo accessorio sta in parte nelle motivazioni affettive, in parte nel valore oggettivo dato da lavorazioni, materiali, dal patrimonio artigianale coniugato alle nuove tecnologie che ogni pezzo racchiude.
La borsa nasce come contenitore destinato al denaro; la sua origine, dunque, è legata alla nascita della moneta, avvenuta circa mille anni a.C.
Il nome "borsa" deriva da byrsa, parola greca che indicava il cuoio. Da ciò è facile intuire che presumibilmente le prime borse erano confezionate con questo materiale.
In società in cui era l'uomo a svolgere attività legate all'uso del denaro la borsa era soprattutto un accessorio maschile.
Le più antiche testimonianze della lavorazione delle pelli si ritrovano
in Toscana nel secolo XII. Sul finire del secolo vennero istituite dalla Repubblica
fiorentina le cosiddette Arti Minori, tra cui quella dei Calzolai, dei Cuoiai
e Galigai, dei Corregiai e Sellai.
La lavorazione si svolgeva a Firenze inizialmente nella zona del Ponte Vecchio,
dove le pelli venivano immerse, prima di essere conciate, nelle acque dell'Arno,
poi in seguito tale procedimento fu effettuato nella parte orientale della città,
poiché causava disagi agli abitanti.
Le pelli erano distinte in pellami più resistenti, date dalla concia
di animali come manzo e bufalo, e in pellami più raffinati derivanti
da vitelli, capre, camosci.
Sono di questo periodo borse quali le scarselle, da portare appese al collo
e alle cinture, e le bisacce, borse da viaggio usate dai messi e dai pellegrini
che potevano essere portate anche sul dorso del cavallo. Erano diffuse anche
modelli più preziosi.
Le borse degli artigiani fiorentini furono apprezzate e molto richieste anche
dai mercanti esteri.
A Venezia operavano invece artigiani detti bolzieri, facenti parte dell'Arte
dei Lavoratori del cuoro, i quali, in una città fondamentalmente commerciale
come Venezia, erano molto impegnati nella realizzazione di varie tipologie e
dimensioni di borse, da quelle per il denaro a quelle per piccoli oggetti quotidiani
a quelle da viaggio e destinate alle merci.
Le borse di dimensioni più ridotte venivano portate appese alla cintura
o al collo.
Accanto a borse in pelle erano realizzate borse in tessuti preziosi, con ricami
e applicazioni di perle e gioielli, tanto che per limitarne lo sfarzo vennero
promulgate delle leggi suntuarie, che fissavano dei limiti all'uso di materiali
preziosi.
Nel Duecento compaiono scarselle alla tedesca, portate al centro della vita,
detti anche marsupi. Questi potevano essere di cuoio sia semplice che ornato,
di seta, di velluto, spesso decorati con metalli preziosi e perle; esistono
anche delle versioni in maglia.
Erano anche usate borse con gli stemmi della casata di appartenenza o dell'attività
svolta, citate anche nell'Inferno di Dante Alighieri.
La scarsella rappresenta la tipologia di borsa più diffusa in quest'epoca
e fino al secolo XVI.
Dal XI al XVI secolo la borsa si diffonde notevolmente, e viene portata sia
dagli uomini che dalle donne.
Al Rinascimento risalgono le prime borse vicine al concetto odierno, con chiusure metalliche nella parte superiore. Nei secoli Trecento e Quattrocento questa chiusura prende la forma della odierna cerniera e viene riccamente decorata.
In questo e nei secoli successivi si diffondono contenitori e cofanetti destinati a contenere effetti personali, talora segreti, oggetti da toilette, lettere d'amore, oggetti da cucito e da ricamo.
Nel Seicento e nel Settecento si diffusero le borse da lavoro, contenenti il
necessario per cucire e ricamare. Queste borse erano in tessuto o in perline
ed erano spesso accompagnate da un cuscinetto per puntare gli spilli; queste
borsine venivano portate anche in occasioni mondane, quasi a ribadire il proprio
status di donna "perbene".
E' dopo la Rivoluzione Francese e l'affermarsi dello stile Direttorio che ricompaiono le borse, anch'esse, come vuole la moda dell'epoca, leggere e morbide, ispirate alle reticola romane, da cui prendono il nome che storpiato diventa ridicule. Per la prima volta nella storia del costume queste borse sono appese al braccio. Non ebbero tuttavia una grande diffusione.
E' attivo a Parigi Hermes, nato come sellaio, il cui stile rimane legato al mondo equestre. In Italia operano Gherardini (dal 1885), Gucci (dal 1912).
Gli Anni Trenta rappresentano un momento di riequilibrio, dopo gli "Anni
Folli". Ritornano la sobrietà, l'eleganza, i valori borghesi.
Si diffonde la famosa Chanel nata nel '22-'23, modello a busta dalle caratteristiche
impunture a rombi, destinata ad avere enorme successo e diffusione. Sempre Chanel
lancia il tubino nero che è un passepartout per tutte le occasioni e
viene rinnovato con gli accessori.
Grande successo ebbe anche la tracolla lanciata da Elsa Schiapparelli, e in
seguito quella di Gucci, che in questo periodo lancia un modello ispirato al
mondo dell'equitazione, in cinghiale con la famosa banda in tela verde e rossa.
Nasce il concetto di tempo libero anche per le classi popolari; si diffondono
quindi gli sport e l'uso di recarsi al mare. Ciò inaugurerà una
serie di nuovi accessori nati per queste esigenze.
Nasce come accessorio estivo il secchiello, proposto da Hermès, che ben
presto diventa un oggetto da usare tutto l'anno.
Gli anni Trenta sono anche gli anni di proposte stravaganti e surreali: dai
pezzi di Elsa Schiapparelli a varie borse dalle forme più disparate:case,
conchiglie, orologi, mazzi di fiori, violini.
In questi anni la scelta della borsa era legata ad una serie di regole per adattarsi
alle diverse situazioni e momenti della giornata (mattino, pomeriggio, sera).
Le borse da giorno si coordinavano all'abito ed erano dello stesso colore di
guanti, scarpe, cappello.
Per la sera le borse erano spesso confezionate nello stesso tessuto dell'abito,
a volte erano con strass o paillettes.
Fa nuovamente la sua comparsa il manicotto, di cavallino nero o di velluto.
Gli anni Quaranta sono segnati da una generale cupezza data dal clima di guerra.
L'autarchia e le restrizioni materiali favoriscono la diffusione di materiali
alternativi a quelli pregiati. Tali materiali sono destinati ad avere grande
successo e diffusione.
Nati come una necessità i mezzi di fortuna per sopravvivere e vestirsi
durante la guerra si coloriscono di dettagli ironici, assumono il carattere
di una provocazione della moda, e si useranno tutti i mezzi per fare buon uso
dell'"autarchismo".
In Italia si diffondono alternative ai materiali più preziosi: il cuoietto
autarchico (similpelle), il dentice (battezzato "pelle di sirena")
al posto del coccodrillo, il rospo al posto dello struzzo.
Si diffondono anche borse in tessuto: canapa, lino, seta. Ci si ingegnò
come meglio si poteva, anche usando il feltro dei cappelli.
Le borse sono di grandi dimensioni, ormai le borsine degli anni precedenti lasciano
il posto alle "borsone per la spesa" che si appendono alla spalla
e sono comode per andare a piedi o in bicicletta.
Durante la guerra la borsa era sempre pronta, per portare con sé durante
eventuali fughe i propri averi.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale Parigi assume un ruolo di primo piano nella
moda.
Si riscopre il gusto della vita mondana, a cui partecipano esponenti della buona
società e del mondo dello spettacolo.Quasi ad esorcizzare le brutture
della guerra, sarti come Dior e Balmain vestono le donne come creature eteree,
con grande raffinatezza e cura; l'emblema di questa nuova donna è Grace
Kelly.
La silhouette proposta da Dior, il cui "New Look" avrà grande
successo, veste la donna come se fosse un fiore: i busti stringono la vita e
da qui in giù i ricchi tessuti si svasano. Questo stile è immortalato
dai bozzetti di un grande illustratore dell'epoca, Gruau.
Gli accessori sono in questi anni un compendio fondamentale all'abbigliamento:
Hermès è all'apice del suo successo, così come Roger Vivier
con le sue scarpe, Lesages con i suoi splendidi ricami, le varie modiste con
i loro cappelli.
Gli accessori sono spesso coordinati e confezionati con lo stesso tessuto e
decori. Sono diffuse le pochette di dimensioni molto piccole.
Tornata l'eleganza formale, torna l'accessorio coordinato.
Nel 1956 Grace Kelly appare sulla rivista Life con al braccio una borsa di
Hermès da questo momento si chiamerà "Kelly". In realtà
è un modello del 1932 chiamato sac à courrois, ed è ispirato
ad un sacco per la sella; da questo momento diventerà un mito.
Sempre di Hermès Jaqueline Kennedy porterà spesso un modello rettangolare
con chiusura ad H; Audrey Hepburn invece ama le borse di Gucci.
Con le sue creazioni, Giuliana di Camerino (che firmerà i suoi modelli con la R di sua figlia Roberta) rappresenta un'eccezione per i suoi colori forti accostati, per i tessuti pesanti fatti su antichi telai, per i suoi vivaci pezzi unici che ebbero grande successo in tutto il mondo.
Il decennio degli anni Sessanta rappresenta un momento di grossi mutamenti sociali, che ebbero importanti ripercussioni sul gusto e sull'abbigliamento.
Sorpassato il formalismo anni Cinquanta, e con esso la figura di una donna
femminile e procace, la moda conosce un periodo di importanti sperimentazioni,
mentre si profila una nuova figura femminile, infantile e asessuata, che sembra
incarnare il rifiuto del mondo "adulto" e con esso i suoi valori sia
etici che estetici.
Per quanto riguarda le forme sono molto diffuse le forme strutturate: bauletti,
borse a mano con cerniere metalliche, borse a cartella. Non si tratta tuttavia
di modelli formali, ma di oggetti decorati, futuribili, non classici.
Il cambiamento dello stile di vita, ed in particolare verso ritmi più
dinamici anche per le donna (automobile, lavoro, studio) decreta il successo
di borse funzionali, con tasche, soffietti, cerniere nascoste e tracolle.
Nascono inoltre le prime borse destrutturate, anche se comunque per ora non
è la tendenza preponderante.
Non possiamo parlare di stile ma piuttosto di una commistione di stili: l'optical,
il retrò, lo psichedelico, l'etnico sono tutte tendenze presenti che
influenzano lo stile e la moda. Nel frattempo l'atterraggio dell'uomo sulla
Luna apre la strada ad una tendenza "futuribile".
Particolari decorativi:
In generale nella decorazione prevale il gusto per decori geometrici e per le
linee pulite.
Molto diffuso il bicolore, anche giocato su materiali diversi, che mette in
risalto le geometrie.
Decori geometrici: fibbie, cinturini, tasche applicate, pattine.
Gusto per i dettagli metallici, anch'essi dalle forme geometriche e pulite:
largo uso di cerniere con saltarelli in metallo decorati, piccole chiusure metalliche
decorate sempre con motivi geometrici. Rivetti e automatici.
I materiali usati sono: pelli (vitello, rettile) colorate, plastica, vinile, vernici, tessuti fantasia floreale e fantasie geometriche, paglia. Per la sera pellami dorati, strass, perline, tessuti moirè.